venerdì 13 febbraio 2015

SCOPERTO UN PIANETA EXTRASOLARE SIMILE ALLA TERRA



(fonte foto link)
Forse il genere umano è destinato a lasciare questo pianeta e viaggiare verso altri mondi come nei migliori film di fantascienza. La ricerca di pianeti extrasolari simili alla terra è iniziata da poco ma già sta dando buoni risultati. Kepler-186 f è un pianeta extrasolare orbitante intorno alla stella nana rossa Kepler-186, distante circa 500 anni luce dalla Terra. È il primo pianeta extrasolare con un raggio simile a quello del nostro pianeta e sembrerebbe possedere tutti i requisiti per essere classificato nella zona abitabile. Il pianeta è stato individuato, insieme ad altri quattro pianeti molto più grandi e più vicini alla loro stella, dal telescopio Kepler utilizzando il metodo dei transiti. Dopo tre anni di osservazioni, i primi risultati sono stati resi pubblici ad una conferenza il 19 marzo 2014. La scoperta è stata ufficialmente annunciata il 17 aprile 2014 con una pubblicazione sulla rivista scientifica Science. Kepler-186 f ha un periodo di rivoluzione di 129,9 giorni e, data la relativamente breve distanza che lo separa dalla sua stella
(il semiasse maggiore varia da un minimo di 0,36 ad un massimo di 0,40 Unità Astronomiche, molto simile alla distanza che c'è tra Mercurio e il Sole), non è certo se sia in rotazione sincrona con essa.
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Vista la bassa luminosità della stella, riceve un flusso di radiazioni che è pari a circa un terzo di quello che la Terra riceve dal Sole ma, trovandosi ad una distanza minore dal suo astro, si posiziona comunque all'interno della zona abitabile anche se, dalle prime osservazioni, si verrebbe a trovare quasi al limite esterno, in una posizione che può ricordare quella di Marte all'interno del sistema solare. A quella distanza, infatti, il suo flusso di radiazioni dovrebbe essere compreso tra l'88% e il 25% rispetto a quello terrestre per poter essere abitabile; dalle prime analisi il flusso risulterebbe pari al 32% di quello terrestre. Il flusso stellare che Kepler-186 f riceve è comparabile a quello di un altro esopianeta molto simile alla Terra, Gliese 581 d.
Kepler-186 f ha un raggio più grande di quello terrestre dell'11%. La sua massa, densità e composizione sono ancora sconosciute.
Dato che si trova più vicino alla sua stella, una nana rossa, di quanto non lo sia la Terra rispetto al Sole, probabilmente il suo moto di rotazione è molto più lento rispetto a quello terrestre, dunque un suo giorno potrebbe durare settimane o anche mesi. In tutto ciò bisogna anche tenere conto della fase evolutiva del sistema stellare, quindi della sua età, che al momento risulta difficile da calcolare: si pensa sia di circa due miliardi di anni (poco meno della metà del Sistema Solare).
A circa 500 anni luce di distanza, Kepler-186 f è troppo lontano e la sua stessa stella è troppo poco luminosa per gli attuali telescopi per poter osservare e determinare la sua massa, il clima e la composizione dell'atmosfera. Tuttavia, questa scoperta mostra come ci siano altri pianeti della dimensione della Terra nella zona abitabile. Il telescopio Kepler è concentrato soltanto su una piccola regione di spazio, ma ci sono dei progetti come il Transiting Exoplanet Survey Satellite che, ultimati in tempi brevi, permetteranno di osservare una quantità molto maggiore di stelle. Inoltre, i telescopi di prossima generazione saranno in grado di determinare le caratteristiche fondamentali (come massa, composizione e atmosfera) di questi esopianeti necessarie per stabilire se esistono realmente o no le condizioni per supportare qualche forma di vita. Infatti, l'attuale stato delle nostre capacità di osservazione non ci consente di avere queste informazioni in modo sufficientemente preciso
Il 17 aprile, la Allen Telescope Array ha rilasciato una lista delle emissioni radio provenienti dal sistema Kepler-186 registrate nell'arco di un mese. Nessun segnale attribuibile a tecnologie extraterrestri è stato individuato. Tuttavia, secondo il SETI, per essere realmente intercettabili, le trasmissioni dovrebbero essere almeno 10 volte più intense rispetto a quelle che si potrebbero inviare utilizzando il Radiotelescopio di Arecibo, attualmente il più potente trasmettitore esistente sulla Terra.