sabato 13 giugno 2015

IL DILUVIO UNIVERSALE NELLA MITOLOGIA INCA



Per approfondire la mia conoscenza della cultura inca e per far luce sulla serie fortunata di eventi che hanno portato gli spagnoli ad una rapida e trionfale conquista dell'impero, sto leggendo il libro scritto da Garcilaso de la Vega nel 1600, intitolato "Commentari reali degli inca".
Garcilaso de la Vega
(fonte immagine link)
Garcilaso de la Vega era figlio di un conquistatore della seconda ondata e di una donna di discendenza reale inca. Data tale discendenza Garcilaso venne soprannominato "L'inca". Nacque a Cuzco ( o Cozco) nel 1539, otto anni dopo che i primi conquistatori invasero l'impero e sette anni dopo che il sovrano inca Athahualpa venne messo a morte da Francisco Pizarro. Quando Garcilago divenne ragazzo, tra i famigliari di parte di madre erano ancora vivi i ricordi del glorioso impero inca, Garsilago li mise per iscritti e ne raccolse ulteriori tra le genti del suo paese. Nel suo resoconto non si limitò a descrivere gli usi e i costumi del popolo inca, ma raccolse molte informazioni anche del periodo preincaico. Quest'opera, in cui le memorie della tradizione inca si uniscono alla narrazione della conquista, rappresenta un attendibile documento storico dato che rappresenta un raro e prezioso sguardo dall'interno della cultura inca.  
Tra i miti e le leggende del primo tempo, quello che risale alla venuta del primo sovrano inca Manco Capac, si accenna ad un diluvio. Questo fatto ha subito attirato la mia attenzione dato che non ero a conoscenza di questo mito. Chi segue la mia pagina sa che prima d'ora ho già dedicato molti articoli alle congruenze che accomunano culture antiche di tutto il mondo e in particolare i miti dedicati al diluvio universale, tra i quali:


Miti del Medio oriente:



Miti del Centro e Sud America


Nella sua opera, Garcilaso riferisce di una leggenda diffusa tra le genti di Cozco cosi' scrivendo al capitolo XVIII, pag 162 dei Commentari reali degli inca:

Tratto da Commentari reali degli inca, ed. Bompiani, Capitolo XVIII, pag 162
"dicono costoro che finito il DILUVIO, del quale non sanno dare altra notizia se non che vi fu, (nè si capisce se si trattò di quello universale del tempo di Noè o di qualche altro particolare, ragion per cui tralasceremo di riferire ciò che raccontano di esso e di altre cose simili, poiché lo fanno in modo che sembrano per lo più sogni o favole abborracciate anziché fatti storici, le acque si ritirarono e comparve un uomo a Tiahuanaco, che si trova a mezzogiorno di Cozco, il quale era cosi' forte che spezzò il mondo in quattro parti, assegnandole ai quattro uomini che chiamò re. Il primo aveva nome Manco Càpac, il secondo Colla, il terzo Tòcay, e il quarto Tinauha....non sanno dire se il diluvio aveva affogato gli indiani e se questi fossero poi rinati per essere conquistati e addottrinati, ed è tutto quanto dicono di quei tempi. 

Manco Càpac fu il re mitico da cui ebbe origine la discendenza inca e la tradizione di questo popolo è ricca di miti e leggende che lo riguardano. Fatto strano è che non vengono mai nominati gli altri tre re che comparvero nel mondo dopo il diluvio insieme a Manco Capac, se non in un'altra leggenda che viene riportata a pag.163 della già citata opera:

Tratto da Commentari reali degli inca, ed. Bompiani, Capitolo XVIII, pag 162
Dicono costoro (riferendosi ad indiani della regione posta a settentrione di Cozco) che al principio del mondo uscirono da alcuni pertugi di certe rocce che si trovano vicino alla città in un sito che chiamano Paucartampu, quattro uomini e quattro donne, tutti fratelli e che vennero fuori dal pertugio posto nel mezzo...il primo fratello chiamano Manco Càpac e sua moglie Mama Ollo...

Gasilago si risparmia dall'addentrarsi in un terreno insidioso come poteva essere la contrapposizione dei miti del primo tempo inca a quelli presenti nelle Sacre scritture del vecchio mondo, ma lascia intendere che ci sarebbe stato altro da dire, forse temette il severo controllo della santa inquisizione che approvava o censurava tutti i testi prodotti. A testimonianza di questo nella prima pagina di questi "Commentari reali degli inca" è riportata l'approvazione della santa inquisizione.

APPROVAZIONE
Per ordine del Supremo Consiglio generale del santo Uffizio, ho esaminato questi Commentari reali degli inca che furono re del Perù, della loro idolatria, leggi e governo in pace e in guerra, ecc., ciò è a dire sette libri in un tomo, il cui autore è l'inca Garcilago de la Vega, Capitano di sua Maestà ecc., e mi sono parsi opera assai bellamente scritta e degna che la si stampi, sia per la varietà di cose oltremodo degne che si sappiano, che vi si riferiscaono, sia per le poche notizie che di tutte esse abbiamo, e di cui l'autore tratta con grande diligenza e penetrazione. In Lisbona, in Sao Francisco de Enxobreguas, il 26 di novembre del 1604
FRATE LUIS DOS ANJOS

Garsilago per affrontare il pericoloso argomento si limitò a riportare quanto era già stato scritto da altri letterati del periodo ma senza lasciar trapelare la sua opinione, anzi rimarcando la sua intenzione di non voler mettere becco in queste faccende cosi' profonde, a tal proposito scrive:

Tratto da Commentari reali degli inca, ed. Bompiani, Capitolo XVIII, pag 162
"...Certi spagnoli saputi pretendono, uditi tali racconti, che gli indiani ebbero notizia della storia di Noè e dei suoi tre figli, mogli e nuore, i quattro uomini e le quattro donne che Dio salvò dal diluvio, che sarebbero gli stessi di cui si narra nella favola; e soggiungono i nostri saputi che gli indiani in luogo della porta dell'Arca di Noè parlano del pertugio di Paucartampu, e che nell'uomo forte che secondo la prima favola sarebbe comparso a Tiahuanaco e avrebbe suddiviso il mondo assegnandolo ai quattro uomini, sarebbe da vedere Dio, il quale ordino a Noè e ai suoi tre figli di popolare il mondo. Pretendono che anche altri passi dell'una come dell'altra favola somiglino a quelli della Sacra Scrittura (non vengono riportati). Io non metto becco in faccende cosi' profonde; mi limito a riferire esattamente le storie favolose che, fanciullo udii raccontare dai miei; ognuno ne faccia quel che vuole, e interpreti l'allegoria come meglio gli aggrada." 


Sarebbe stato molto interessante sapere l'intero contenuto delle leggende inca relative al diluvio, ma purtroppo l'autore non dice altro a riguardo, probabilmente per evitare argomenti che sarebbero stati pericolosi nel momento del controllo posto dalla santa inquisizione. A mio modo di vedere è comunque interessante quanto riportato, un ulteriore testimonianza del fatto che i miti del diluvio rappresentano una memoria arcaica del genere umano, dato che li ritroviamo in molte culture antiche di tutto il mondo.  


Manuel di Civiltà antiche e antichi misteri


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