venerdì 28 ottobre 2016

IL PARADOSSO PREISTORICO


Grotte di Chauvet, Francia. Circa 32000 anni sono state rappresentate 500 immagini di elementi naturali.
Questo testo appartiene a Civiltà antiche e antichi misteri

L’apporto della genetica molecolare alla comprensione dei processi evolutivi ipotizzati da Charles Darwin nel diciannovesimo secolo è stato fondamentale per comprendere i processi chimico-organici che regolano il passaggio delle informazioni genetiche dai genitori ai figli. Il processo di selezione naturale e la deriva genetica hanno guidato i percorsi evolutivi della nostra specie per milioni di anni, determinando l’acquisizione di nuovi comportamenti, ma ad un certo punto dell’evoluzione umana quest’ultimi sono stati influenzati da un altro fattore. Le indagini condotte sul genoma umano dimostrano che le qualità genetiche della nostra specie si erano già formate quando i sapiens arrivarono per la prima volta in Europa 40.000 anni fa, e che le piccole variazioni del genoma avvenute fino ad oggi non sono sufficienti per giustificare l’enorme complessità di comportamenti acquisiti dalla nostra specie. Tuttavia, dal momento dell’apparizione dell’Homo sapiens in Europa, trascorsero 30.000 anni prima che avvenisse un significativo sviluppo socio-culturale. Circa 10.000 anni fa si ebbe la prima rivoluzione agricola e da quel momento lo sviluppo culturale della nostra specie imboccò un binario decisamente più veloce. 
Dunque, se le qualità genetiche dell’Homo Sapiens si erano già formate 40.000 anni fa, come mai ci vollero 30.000 anni prima che si verificasse un significativo progresso socioculturale? E come mai una volta innescato il processo di civilizzazione l’evoluzione sociale e tecnologica è stata esponenziale e ad oggi prosegue verso confini inimmaginabili nonostante non vi siano sostanziali differenze genetiche tra gli uomini di oggi e quelli dell’età della pietra? Il Paradosso preistorico verte proprio sullo scarto temporale che separa la formazione del genoma umano moderno e il “decollo” socio-culturale.      
Oggi sappiamo per certo che l’evoluzione culturale e scientifica dell’Homo sapiens non è stata determinata da nuove qualità genetiche emerse improvvisamente all’alba dell’epoca storica, e che gli uomini dell’età della pietra non erano meno intelligenti di quelli che furono protagonisti del processo di civilizzazione (o degli stessi uomini del ventunesimo secolo), semplicemente erano meno sapienti.   
Lo sviluppo di un linguaggio articolato facilitò la condivisione delle esperienze personali e la trasmissione del sapere, favorendo la formazione di un “bagaglio culturale” che poteva essere ereditato dalla successive generazioni. Con il passare dei millenni l’accrescimento del sapere fece sì che ogni individuo potesse contare sull’esperienza delle generazioni che lo avevano preceduto e in questo modo l’evoluzione culturale determinata dall’accrescimento del sapere iniziò ad influenzare i comportamenti umani in maniera di gran lunga superiore a quanto potessero fare la lentissima evoluzione genetica e la selezione naturale. L’invenzione della scrittura favorì i rapporti sociali e l’accrescimento del sapere e non è un caso che lo sviluppo delle prime civiltà storiche coincida con l’invenzione di un sistema che fosse 
più efficace della comunicazione verbale nel trasmettere le informazioni. Mano a mano i Sapiens svilupparono capacità concettuali che, seppur latenti, erano innate da molto tempo nella mente umana.
Le Grotte di Lascaux, Francia. Di queste opere molte vengono fatte risalire ad una data approssimativa di 17500 anni fa.

venerdì 21 ottobre 2016

DIODORO SICULO E LA SUA DESCRIZIONE DELLA PREISTORIA



Diodoro Siculo ( I secolo a.c.),
rappresentato in un affresco
del 1800. fonte immagine
Diodoro Siculo fu uno storico greco vissuto nel I secolo a.C.. Durante la sua vita realizzò un'opera monumentale chiamata "Bibliotheca historica"L'opera è composta da quaranta libri e per realizzarla attinse da moltissime fonti. Nei primi sei libri descrive la geografia, la storia e la cultura di Egitto, Mesopotamia, India, Scizia e Arabia, Nord Africa, Grecia ed Europa. Dal settimo al sedicesimo racconta la guerra di Troia fino alla morte di Alessandro il Grande, mentre nei libri che restano descrive nel dettaglio la storia dei successori di Alessandro, fino al 60 a.C. 
All'interno del libro dedicato all'Egitto descrive la condizione umana precedente alla civilizzazione, concependo l'evoluzione anatomica e culturale dell'uomo. Questa esposizione è estremamente verosimile e sorprendente se si considera il fatto che è stata scritta oltre 2000 anni fa. Questo testo mette in luce la straordinaria capacità deduttiva dei grandi uomini del passato, che per deduzione e comparazione riuscirono a concepire realtà che non potevano esplorate fisicamente con i loro occhi.   


Tratto da Bibliotheca historica di Diodoro siculo, I secolo a.c.
"...gli uomini dapprima nati vissero rozzamente ed a modo delle belve, sparsi pe' campi a pascolo, e cibandosi di qualunque erba che avesse sapore, e de' frutti spontaneamente dati dagli alberi. E come delle fiere erano infestati, l'esperienza li trasse a soccorrersi scambievolmente, e la paura li costrinse a fare insieme società, con che a poco a poco si conobbero fra loro simili. Ma i suoni della voce erano ancora confusi, nè avevano significato; ond'è che a poco a poco pronunciando parole articolate, e co' gesti indicando ogni cosa cadente sotto i loro sensi, vennero poi finalmente a formare una lingua esprimente tutte le cose. Ma siccome per tutta la terra andavansi facendo le stesse congreghe, ed ognuno metteva insieme le parole a seconda degli accenti, tutti non usarono la stessa lingua, e perciò varie ne nacquero, se di ogni genere. E quelle prime congreghe diedero poi origine a tutte le nazioni. I primi uomini, mentre nulla di utile alla vita si era ancora inventato, la sostentarono con grande stento, non avendo nè abiti con che coprirsi, nè abituro ove ritirarsi, nè uso alcuno del fuoco, nè alcun modo di alimentarsi alquanto dolce: perciochè non sapendo ancora portare dalla campagna alla casa le provvigioni, non facevano alcuna riserva de' frutti della terra per gli usi necessari. Quindi molti dell'inverno perivano per la inclemenza del freddo, e per la penuria di vettovaglie. Ma grado a grado ammaestrati dalla esperienza vennero nell'inverno a rifugiarsi nelle spelonche, e a nascondere ivi i frutti atti a conservarsi; e conosciuto l'uso del fuoco e degli altri comodi, incominciarono ad inventare molte arti, ed altre cose atte a ben servire alla vita. In breve: l'uso fu il gran maestro degli uomini; il quale uso ad ogni passo andò istruendo nella cognizione e pratica di ciascheduna cosa questo animale, pieno per natura sua d'ingegno, e provveduto di mani, di discorso, e d'industria, come di altrettanti ministri, ed atto a fare checchè egli voglia. E questo basti aver detto negli angusti limiti, che ci sono prescritti, intorno alla prima generazione degli uomini, e all'antichissimo modo di vivere"




martedì 18 ottobre 2016

L'IMPERO PERSIANO E LO SCONTRO CON I GRECI



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venerdì 14 ottobre 2016

PREISTORIA DEL CONTINENTE EUROPEO



a questo link è possibile scaricare il testo "LA PRESTORIA" di Lucia Sarti per L'Università per gli studi di Siena, un'ampia panoramica sull'epoca preistorica del continente europeo.
In formato PDF

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sabato 1 ottobre 2016

LA PARTICELLA DI DIO documentario in italiano



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mercoledì 28 settembre 2016

GHOSTS OF MACHU PICCHU documentario in italiano



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lunedì 26 settembre 2016

ERODOTO E LE PIRAMIDI

Busto di Erodoto
"Storie" di Erodoto è considerato uno dei primi esempi di letteratura storiografica occidentale e non a caso Cicerone si riferì a questo autore definendolo "Il padre della storia". Erodoto di Alicarnasso nacque all'inizio del V secolo a.C., poco dopo che l'Impero persiano tentò d'imporre la sua autorità su tutte le poleis greche costiere. Intraprese numerosi viaggi, nel corso dei quali realizzò inchieste di carattere storico, ricercando le cause che portarono al conflitto tra l'Impero persiano e le poleis unite della Grecia. Dalla sua opera emerge la volontà di slegare la memoria storica dal mito e il tentativo di fermare nel tempo le reali gesta degli uomini che fecero la storia. Tuttavia nel più dei casi dovette basare le sue ricostruzioni dei fatti su notizie indirette e sebbene fosse propenso ad estrapolare dai racconti epici il valore pedagogico, non mancano i casi in cui si può intuire una certa tendenza a considerare veritiere storie che favoleggiano imprese leggendarie del passato. La prima parte delle storie descrive la Persia, l'Egitto, la Lidia, la Scizia, la Tracia, fino all'inizio delle guerre persiane avvenuto nel 494 a.C.. I suoi viaggi lo portarono anche in Egitto dove rimase affascinato dalle magnifiche architetture e in particolare dalle piramidi della Piana di Giza, tanto da volerne riportare la loro storia. Consultò i documenti dei templi e intervistò i sacerdoti di Menfi, al fine di raccogliere informazioni sulla cultura di quel paese e sugli uomini che realizzarono le opere monumentali di Giza. 

Erodoto scrisse:
Tratto da "Storie" di Erodoto, Newton compton editori, traduzione di Pietro Sgroj
124 [1] - I sacerdoti dicevano che fino a re Rampsinito c'era stato in Egitto un ordine perfetto e grande prosperità. Mentre Cheope, il suo successore, l'avrebbe ridotto alla più squallida miseria. Anzitutto, dicono, chiuse tutti i santuari e proibì i sacrifici; quindi impose a tutti gli egiziani di lavorare per lui. [2] Agli uni impose di trascinare le pietre fino al Nilo dalle cave dei monti arabi; e ad altri ordinò di ricevere le pietre che avevano passato il fiume su battelli, e di trascinarle fino ai monti chiamati libici. [3] - Ogni trimestre lavoravano a turno centomila uomini. E il popolo si logorò dieci anni per costruire la strada su cui venivano trascinate le pietre. Un'opera che è, a parer mio, non di troppo inferiore alla piramide: [4] giacché la sua lunghezza è di cinque stadi, la larghezza di dieci orge, l'altezza della scarpata raggiunge, dove tocca il massimo, le otto orge. La strada è fatta di pietra levigata e con figure incise. Occorsero dunque, per essa, e per le camere sotterranee nella collina su cui sorgono le piramidi, quei dieci anni. Il re costruì le camere, destinate alla sua sepoltura, in un'isola, che egli creò col condurre dal Nilo fin là un canale. [5] Per la costruzione della piramide occorsero vent'anni. Essa è quadrata. Presenta da tutti i lati una faccia di otto plettri, un'altezza uguale. E' di pietre levigate e perfettamente connesse, di cui nessuna misura meno di trenta piedi
125 [1] - Questa piramide fu costruita a gradini, chiamati merli o altarini. [2] E quando si giunse a tal punto della costruzione, le rimanenti pietre furono sollevate con macchine fatte di legni corti. Venivano sollevate da terra sul primo ordine, [3] da dove venivano tratte sul secondo ordine e su un'altra macchina. [4] Le macchine erano altrettante quanti erano gli ordine dei gradini. O forse la stessa, unica e maneggevole, veniva, tolta la pietra, spostata su ogni ordine. - Voglio esporre tutte e due le ipotesi come vengono presentate. - [5] Sicché furono terminate prima le parti più alte, poi quelle più vicine ad esse, e per ultime quelle che toccano il suolo, le più basse. [6] Un'iscrizione egiziana sulla piramide fa sapere quanto si è speso in syrmaia, in cipolle e in agli per i lavoranti. E se ben ricordo quello che mi diceva l'interprete leggendo l'iscrizione, furono pagati mille e seicento talenti d'argento. [7] se ciò corrisponde a verità, quanto è verosimile che si sia versato ancora per gli strumenti di ferro con i quali si lavorava, e per il cibo e le vesti dei lavoranti? Perché ho già detto il tempo che fu impiegato per edificare queste opere. E per tagliare le pietre, trasportarle, e fare lo scavo sottoterra, dovette occorrere, a mio parere, un'altro non indifferente lasso di tempo.
126 [1] - Cheope giunse, dicono, a tanta malvagità che, occorrendogli denaro, mise sua figlia in un lupanale, con l'ordine di raccogliere una determinata somma, che non mi è stata precisata. Ella eseguì l'ordine del padre; ma volle pure ella lasciare un suo ricordo, e a ogni visita chiedeva che li donasse una pietra. [2] I sacerdoti mi dissero che con queste pietre fu costruita la piramide che sorge in mezzo alle tre dinnanzi alla grande piramide, e di cui ogni faccia misura un plettro e mezzo.
127 [1] Dicevano gli egiziani che questo Cheope regnò cinquantanni, e che alla morte di lui ereditò il regno suo fratello Chefren. Il quale si conformò in tutto alla condotta del predecessore, e costruì anche una piramide, che però non raggiunse le dimensioni di quella di Cheope.

Il racconto di Erodoto colloca la costruzione della Grande piramide in un periodo storico imprecisato, ponendo come riferimento il regno mitico di re Rampsinito. Questo nome non trova riscontri se confrontato con i canoni reali ritrovati, sembrando quanto più una leggenda derivata dalle credenze popolari che rimandavano ad una mitica età dell'oro egiziana. I sacerdoti intervistati descrissero Cheope come un tiranno che ridusse in schiavitù il popolo, al fine unico d'impiegarlo nella costruzione della sua tomba monumentale. Viene oltremodo sottolineato anche lo sconsiderato dispendio economico finalizzato a soddisfare il suo ego smisurato. L'idea di un sovrano egocentrico e prevaricatore è rafforzata dal dettaglio che ascrive a Cheope la decisione di chiudere i santuari in favore delle sue aspirazioni personali. Stabilire se ciò avvenne realmente o se si tratta di una forzatura nata per enfatizzare le circostanze è obbiettivamente impossibile. Secondo il resoconto di Erodoto servirono dieci anni per predisporre il cantiere e venti per erigere la struttura, per un totale di trent'anni.
I sacerdoti che intervistò richiamarono alla memoria gli enormi sforzi occorsi per il trasporto delle pietre dalla cava al luogo designato per la costruzione. Erodoto parlò in maniera generica di Monti Arabici per indicare gli affioramenti rocciosi posti oltre la riva orientale del Nilo e di Monti libici per indicare l'altopiano su cui venne eretta la Grande piramide oltre la riva occidentale . Oggi sappiamo che le pietre calcaree utilizzate per realizzare il corpo della piramide furono prelevate da una cava a pochi centinaia di metri dal cantiere, anche se alcuni hanno avanzato l'ipotesi che alcune pietre provenissero dal lato opposto del Nilo. Invece sappiamo per certo che i grandi blocchi di Granito utilizzati per realizzare gli ambienti interni della piramide furono fatti provenire dalle lontanissime cave di Assuan per ignoti motivi, e che furono trasportati a bordo di zattere lungo il corso del Nilo per centinaia di chilometri. La lunghezza dei lati della piramide corrisponde alla realtà, mentre l'altezza è leggermente imprecisa. La descrizione delle operazioni di costruzione appare a mio modo di vedere un po' confusa, dimostrando che al tempo di Erodoto la memoria di quell'evento storico fosse ormai ridotta a poco più che uno sbiadito ricordo, circostanza abbastanza comprensibile se si considera che intercorsero circa duemila anni di tra il regno di Cheope e le indagini svolte dello storico greco. Erodoto riporta poi un pettegolezzo dei sacerdoti di Menfi, secondo cui Cheope fece prostituire una delle sue figlia per finanziare la costruzione della piramide. Questa storia fantasiosa ha tutta l'aria di essere un'altra leggenda popolare nata per incriminare ancor più la condotta scriteriata di Cheope e il suo spreco di ricchezze operato senza tenere conto delle ripercussioni negative per gli equilibri economici e sociali del regno.
Piramide di Cheope. fonte immagine

Secondo Erodoto il regno di Cheope durò cinquant'anni e alla sua morte divenne faraone il fratello Chefren, che a sua volta costruì un piramide grande quasi come quella del suo predecessore. Oggi sappiamo che tra Cheope e Chefren regnò per un breve lasso di tempo Dedefra. Questa dimenticanza può essere giustificata dal fatto che il regno di questo faraone non lasciò un'impronta indelebile, mentre appare decisamente più strano che Chefren e Cheope fossero considerati fratelli, circostanza improbabile se si considera che il regno di Cheope durò cinquantanni e quello di Chefren piu' di trentacinque. Oggi sulla base dei documenti disponibili si può affermare con sufficiente certezza che Chefren non era fratello di Cheope, bensì uno dei suoi figli. 
La ricostruzione storica di Erodoto è basata su notizie indirette raccolte duemila anni dopo il regno di Cheope. Sebbene il suo racconto non possa essere considerato per intero una verità storica, apre la strada ad una riflessione molto interessante che potrebbe in un certo modo spiegare il motivo per il quale i faraoni della V dinastia non riuscirono ad eguagliare in grandezza le piramidi realizzate dai sovrani della IV dinastia. Forse i faraoni della V dinastia non potevano permetterselo perché i loro predecessori avevano speso tutte le ricchezze del regno per la realizzazione dei loro monumenti. 

fonte:
"Storie" di Erodoto, Newton compton editori, traduzione di Pietro Sgroj