mercoledì 28 gennaio 2015

POPOL VUH, LA BIBBIA DEI MAYA, PARTE 1 (commento alla creazione del mondo)


Prima pagina del manoscritto tradotto dal padre Ximenez
nel 1700 in lingua castigliana. (fonte foto link)
Il Popol Vuh è una raccolta di miti e leggende appartenuta al popolo Maya, più precisamente ai gruppi etnici che abitavano la terra Quiché in Guatemala. Contiene i miti della creazione alla base della mitologia Maya e per via di alcuni punti in comune con il testo sacro ebraico è stato definito "la Bibbia dei Maya". Oggi non possiamo sapere quanto fosse ampia la letteratura Maya e quanto profondo fosse il contenuto esoterico e simbolico delle loro opere, frati zelanti al seguito della conquista ebbero il compito di cancellare ogni legame con i vecchi culti e lo fecero bruciando i testi delle popolazioni native e distruggendo i loro idoli. La conquista religiosa che avanzava di pari passo con quella territoriale cancellò millenni di storia, privandoci di enormi ricchezze culturali.
Anche il Popol Vuh non è scampato a questa sorte, il testo originale è andato perduto, ma grazie al clandestino lavoro di trascrittura svolto da alcuni discendenti Maya, il contenuto dell'opera è sopravvissuto attraverso le traduzioni in latino, l'unica lingua consentita dopo la conquista spagnola. Una di queste copie fu scoperta in Guatemala intorno al 1700 da Francisco Ximénez, un sacerdote di Santo Tomás Chichicastenango. Padre Ximénez intuì l'inestimabile valore di questo testo e ne realizzò un'ulteriore copia aggiungendovi una traduzione in lingua castigliana. Questa copia tornò alla luce nel 1854, nella biblioteca dell'Università di San Carlos a Città del Guatemala, dove fu riscoperta dall'abate Brasseur de Bourbourg e da Carl Scherzer. Essi, pochi anni dopo, pubblicarono la traduzione del testo in francese e in inglese, le prime delle molte traduzioni in cui il Popol Vuh è stato stampato da allora. Fortunatamente il testo è passato tra le mani di uomini sapienti, che hanno saputo proteggerlo dalla distruzione, difendendo un patrimonio dell'umanità d'inestimabile valore. Purtroppo lo stesso non si può dire per moltissime altre testimonianze scritte appartenute alle culture precolombiane, perse per sempre durante o dopo la conquista.
Codice di Dresda
Erano migliaia i codici Maya, ma soltanto quattro di questi hanno superato indenni i secoli bui dell'inquisizione. Il più famoso è il CODICE DI DRESDA
una raccorta di rituali religiosi, informazioni astronomiche e previsioni astrologiche basate sul ciclo di Venere. Il codice è scritto su un lungo foglio di carta ripiegato che va a formare 74 pagine scritte su entrambe i lati. Probabilmente fu scritto poco prima della conquista spagnola, anche se si pensa che sia la copia di un manoscritto del periodo classico.


CONTENUTO DEL POPOL VUH

Il Popol Vuh dice che all'origine esisteva soltanto il cielo tenebroso e l'immobilità del mare piatto e che in questo abisso primordiale inerte apparve, o preesisteva, Dio. Questa descrizione mi ha ricordato sia l'apparizione del Signore biblico descritto nella Genesi, sia la visione della creazione Egizia del culto Eliopolitano, dove Atum, il dio supremo, si manifestò sopra una collina emersa dalle acque primeve del Nun, simboleggiando il trionfo della materia ordinata sull'indeterminatezza primordiale.

Popol Vuh - Capitolo I

Questa è la narrazione di come tutto stava sospeso,
tutto in calma, in silenzio;
 tutto immobile, tacito, e vuota era la distesa del cielo.
Questo è il primo racconto, il primo discorso.
Non v'era ancora un uomo, né un solo animale, uccelli, pesci, gamberi, alberi, pietre, caverne, dirupi, erbe, boschi: solo il cielo esisteva.
Non appariva la faccia della terra.
 Vi erano solo il mare in calma ed il cielo in tutta la sua estensione.
Non vi era nulla di costituito, che facesse rumore, né cosa alcuna che si muovesse, si agitasse, o facesse rumore nel cielo.
Non vi era nulla che stesse in piedi;
soltanto l'acqua in calma, il mare placido, solo e tranquillo. 
Non vi era nulla dotato di esistenza.

Solamente vi era immobilità e silenzio nell'oscurità, nella notte. 
  Soltanto il Creatore c'era, il Formatore, Tepeu (sovrano), Gucumatz,
 i Progenitori, erano nell'acqua circondati di chiarore.
Erano nascosti sotto piume verdi e azzurre, perciò vengono chiamati Gucumatz.
Di grandi saggi, di grandi pensatori è la loro natura. 
 in questo modo esisteva il cielo ed anche il Cuore del Cielo, ché questo è il nome di Dio e così viene chiamato.
(fonte traduzione http://www.antoniogiannotti.it/popol--vhu.html fogli 1-5)


All'origine di ogni cosa c'era una duplice divinità, padre e madre allo stesso tempo, Tepeu il creatore e Gucumatz il modellatore, questi sono i nomi utilizzati dal popolo Quichè del periodo post-classico per identificare il creatore supremo. Nella lingua Quiché Tepeu significa anche "sovrano", mentre Gucumazt è generalmente associato al serpente piumato frequentemente rappresentato nell'iconografia dei popoli mesoamericani. Dunque "Tepeu, Guculmatz" si può tradurre come "sovrano serpente piumato". I Maya hanno ereditato gran parte delle loro eccezionali competenze astronomiche e della loro mitologia dai popoli che li hanno preceduti, come gli Olmenchi. Infatti le prime rappresentazioni di serpenti piumati appaiono con la misteriosa cultura olmeca tra il 1400 e il 400 a.C.
La prima rappresentazione del serpente piumato
conosciuta, trovata nel sito archeologico Olmeco di
La Venta in Messico (fonte foto link)
Il serpente piumato Olmeco è solitamente raffigurato come un serpente a sonagli dotato di cresta, a volte con piume che ne ricoprono il corpo. Molte rappresentazioni olmeche sono sopravvissute, tra cui la Stele 19 proveniente dal sito archeologico di La Venta. Questa rappresentazione, oltre ad essere la prima, è anche una delle più interessanti per via dell'oggetto che la personificazione del dio regge nella mano destra. Si tratta di una specie di borsetta sorprendentemente simile a quelle che venivano raffigurate presso gli antichi popoli mesopotamici.


Congruenze nell'iconografia tra popoli lontani, la
misteriosa "borsetta" trasportata dagli dalle principali
divinità dellecultura Sumere e Maya
Anche a Tula, capitale degli ultimi Toltechi (950-1150 d.C.), si trovano immagini del serpente piumato, mentre Quetzalcoatl è la sua incarnazione presso la cultura azteca, esso viene citato nel codice fiorentino ed in molti resoconti dei conquistadores spagnoli.
La bellissima rappresentazione del serpente
piumato nel sito archeologico azteco di Xochicalco.
(Fonte foto link)
Quetzalcoatl era colui che portava la conoscenza, il dio civilizzatore per eccellenza, come Viracocha in Sud America e Osiride in Egitto. Nella cultura Maya invece il serpente piumato veniva identifico con i nomi: Gucumatz, Kukulkan e Tepeu. (visualizza l'artico LA DISCESA DI KUKULCAN NEL GIORNO DELL'EQUINOZIO, per vedere come l'incredibile gioco di luci sulla piramide di Chichen Itza vada a formare un serpente che discende dal cielo per poi farvi ritorno al termine del giorno)


Il Popol Vuh dice che Gucumatz si consigliò con il cuore del cielo, composto da Huracán, Chipi-Caculhá e Raxá-Caculhá, e dopodiché venne la creazione per mezzo della parola del signore, "la parola creatrice". Come avviene nella Bibbia, alla divinità creatrice bastò solo pronunciare la parola ed ogni cosa fu fatta in un istante.

Popol Vuh - capitolo I

Cosi venne stabilito nelle tenebre e nella notte dal Cuore del Cielo,
che si chiama Huracán. 
Il primo si chiama Caculhá Huracán. 
Il secondo è Chipi-Caculhá.  
Il terzo è Raxá-Caculhá. 
E questi tre sono il Cuore del Ciclo
Allora vennero insieme Tepeu e Gucumatz; 
allora si consultarono sulla vita e sulla luce,
 come si doveva fare perché spuntasse l'alba e si facesse giorno,
 chi avrebbe dovuto produrre il cibo ed il sostentamento.
- Si faccia così! Si riempia il vuoto!. 
Si ritiri quest'acqua e sgombri [lo spazio], 
sorga la terra e si consolidi! - Così dissero
- Si faccia chiaro, albeggi nel ciclo e sulla terra!
 Non vi sarà gloria né grandezza nella nostra creazione e formazione finché non esisterà la creatura umana, l'uomo formato -. Così dissero.
Quindi la terra venne da loro creata. Fu così in verità che avvenne la creazione della terra: - Terra! -dissero, e in un attimo fu fatta.
Come la nebbia, come la nube e come un polverone fu la creazione,
quando sorsero dall'acqua le montagne;
e in un attimo le montagne crebbero.
Solamente per un prodigio,
 soltanto per arte magica si compì la formazione delle montagne e delle valli; e in un attimo scaturirono insieme i boschi di cipressi e di pini sulla superficie.
E così Gucumatz si riempì di gioia, dicendo: -Buona è stata la tua venuta, Cuore del Cielo; tu, Huracán, e tu, Chipi-Caculhá, Raxá-Caculhá!
(fonte traduzione http://www.antoniogiannotti.it/popol--vhu.html fogli 1-5)

E' la parola del creatore a generare ogni cosa, come nella genesi della Sacra Bibbia. La versione della creazione contenuta nel Popol Vuh assomiglia moltissimo a quella contenuta nella Bibbia. Qui di seguito vi propongo la versione Biblica evidenziando alcuni passaggi fondamentali, in modo che tutti possano apprezzare il parallelismo che esiste tra le due opere.

Genesi 1 1-19
In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque
Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno. 
Dio disse: «Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque». Dio fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto il firmamento, dalle acque, che son sopra il firmamento. E così avvenne. Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno. 
Dio disse: «Le acque che sono sotto il cielo, si raccolgano in un solo luogo e appaia l'asciutto». E così avvenne. Dio chiamò l'asciutto terra e la massa delle acque mare. E Dio vide che era cosa buona. 
E Dio disse: «La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che facciano sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la sua specie». E così avvenne: la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie. Dio vide che era cosa buona. E fu sera e fu mattina: terzo giorno. 
(fonte testo http://www.laparola.net/bibbia/libro.php?n=1)

Dal mio punto di vista nelle due versioni della creazione del mondo ci sono troppi punti in comune (evidenziati in rosso) per essere considerati semplici casualità. Ne ho individuati tre molto significativi. La prima congruenza riguarda le caratteristiche circostanziali dell'apparizione del creatore. Nella Bibbia come nel Popol Vuh il creatore si manifestò in mezzo alle acque primordiali. Il motivo delle acque primitive è ricorrente presso molti popoli dell'antichità. Nonostante condizioni culturali diverse, spesso l'immagine dell'acqua si lega all'idea della nascita e della purificazione. Come abbiamo già anticipato in precedenza anche nel culto egizio eliopolitano, il creatore supremo Atum apparve in mezzo alle acque primordiali del Nun.  La seconda congruenza evidente tra la Genesi contenuta nella Bibbia e il Popol Vuh è la parola creatrice di Dio, in entrambe le versioni al Supremo bastò la parola per creare ogni cosa. La terza è la gioia del creatore, che si compiace nel vedere quello che ha creato.
La creazione prosegue con gli animali, ma queste creature avevano un grave difetto, non riuscivano a pronunciare il nome del loro creatore.


Popol Vuh - Capito II

Crearono quindi gli animali piccoli della selva,
i custodi di tutti i boschi, i geni della montagna, i cervi, gli uccelli, leoni, tigri, serpenti, bisce, cantil [vipere], custodi della macchia.
Ed i Progenitori dissero:
 - Vi saranno soltanto silenzio ed immobilità sotto gli alberi e tra i cespugli? Conviene che d'ora in poi vi sia qualcuno a custodirli.
Così dissero quando meditarono e poi parlarono.
Immediatamente vennero creati i cervi e gli uccelli.
Subito distribuirono le loro dimore ai cervi ed agli uccelli.
- Tu, cervo, dormirai nelle pianure lungo i fiumi e tra i dirupi. 
Qui starai tra i rovi, tra le erbe;
nel bosco vi moltiplicherete, su quattro piedi camminerete e vi sosterrete -.
 E tal quale era stato detto, così fu fatto.
Poi assegnarono anche la loro dimora agli uccelli piccoli ed ai volatili più grandi: 
- Voi, uccelli, abiterete sugli alberi e sui cespugli, là farete i vostri nidi, là vi moltiplicherete, là vi agiterete, sui rami degli alberi e dei cespugli -.
 Così venne detto ai cervi ed agli uccelli affinché facessero ciò che dovevano fare, e tutti occuparono le proprie dimore ed i propri nidi.
A questa maniera i Progenitori assegnarono le loro abitazioni agli animali della terra.
E, compiuta la creazione di tutti i quadrupedi ed uccelli, venne detto ai quadrupedi ed agli uccelli dal Creatore e dal Formatore e dai Progenitori: 
- Parlate, gridate, gorgheggiate, chiamate, parlate ciascuno secondo la vostra specie, secondo la varietà di ciascuno -.
 Così venne detto ai cervi, agli uccelli, ai leoni, tigri e serpenti.
- Dite, dunque, i nostri nomi, lodate noi, vostra madre, vostro padre. Invocate, dunque, Huracán, Chipi-Caculhá, Raxá-Caculhá, il Cuore del Cielo, il Cuore della Terra, il Creatore, il Formatore, i Progenitori; parlate, invocateci, adorateci! - dissero loro.
Ma non si poté ottenere che parlassero come gli uomini; solo strillavano, crocchiavano e gracchiavano; il loro linguaggio era informe, e ciascuno gridava in modo diverso.
(fonte traduzione http://www.antoniogiannotti.it/popol--vhu.html fogli 1-5)


Quest'ultimo passaggio è uno dei più importanti dal punto di vista simbolico. Agli animali mancava la parola, non riuscivano a pronunciare i nomi dei loro creatori. Poter pronunciare i nome del proprio creatore corrisponde ad avere la consapevolezza delle proprie origini, condizione che chiaramente non appartiene al mondo animale. Cosi' "cuore del cielo" creò l'uomo, una creatura dotata di consapevolezza che potesse riconoscere il proprio artefice. Questo è un concetto filosofico di altissimo livello perché soltanto l'uomo può rendersi conto che la sua esistenza è dovuta a misteriose forze universali e che egli stesso è parte di un sistema cosmico. Oggi la scienza ci dice che ogni essere umano è fatto di polvere di stelle. Questa non è una visione romantica della nostra esistenza, ma una realtà confermata dalla ricerca.
Come spiegato nell'articolo "VENIAMO TUTTI DALLE STELLE" la materia che compone il nostro corpo esiste fin da quando esiste l'universo. Le misteriose forze che regolano l'universo  hanno agito sulla materia inanimata, trasformandola e combinandola in modo tale da creare la vita e una mente che potesse ragionare sulla sua stessa origine. L'uomo è l'universo che guada se stesso, la coscienza dell'universo e ciò di cui siamo fatti proviene dal "cuore del cielo". Raggiungere questa consapevolezza, simbolicamente, corrisponde all'essere in grado di pronunciare il nome dei propri creatori, ed essere consci delle proprie origini.

La seconda parte di questo articolo è disponibile a questo link
POPOL VUH, LA BIBBIA DEI MAYA parte 2 (commento alla creazione dell'uomo)




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http://civiltaanticheantichimisteri.blogspot.it/2015/01/popol-vuh-la-bibbia-dei-maya-parte-1.html


Fonti: