giovedì 5 marzo 2015

Il CODICE DI HAMMURABI, LA LEGGE (NON) E' UGUALE PER TUTTI



Stele di Hammurabi, rinvenuta nel
1903 nella  cittàcdi Susa,  oggi
conservata al museo del Luovre.
Il codice di Hammurabi segna un punto di svolta fondamentale nella storia della civiltà, con esso inizia l'epoca del diritto. 
Il codice raccoglie una serie di atti normativi (o leggi) emanati dal sovrano, grazie ai quali il cittadino babilonese aveva la possibilità di verificare la propria condotta sociale in base a chiare indicazioni, potendo così evitare comportamenti sanzionabili, o scegliere di attuarli a suo rischio e pericolo. Il codice oltre alla serie di comportamenti sanzionabili rende pubbliche anche le eventuali pene inflitte ai trasgressori.
La stele rappresenta un modello da seguire per un regno basato sulla giustizia e sull’equità. L’opera oltre al valore sociale, ha anche un intento propagandistico dato che trasmette l'idea di una società ordinata grazie al controllo del sovrano, e prospera perché governata bene. 
La stele di basalto nero è alta 225 cm e su di essa sono elencate 282 leggi scolpite in caratteri cuneiformi, emanate da Re Hammurabi di Babilonia (circa 1792-1750 a.C.). In cima sono rappresentati il dio solare Shamash e Re Hammurabi, Shamash si trova seduto sul trono, mentre il Re è posto in posizione eretta difronte a lui. Per certi versi la scena ricorda il mito biblico della consegna dei dieci comandamenti a Mosè dato che Shamash è rappresentato nell'atto di porgere il codice delle leggi al Re, dunque le leggi sono di origine divina. Questo è un elemento fondamentale dato che in questo modo il cittadino che commetteva un "reato", oltre a contravvenire ad una norma che tutelava la convivenza sociale compiva anche un atto blasfemo nei confronti degli dei.
Come abbiamo visto nell'articolo "IL DILUVIO UNIVERSALE DESCRITTO NELL'EPOPEA DI GILGAMESH" è stata grande l'influenza delle tradizioni mesopotamiche sulla mano che ha redatto la Sacra Bibbia e i dieci comandamenti del signore ne potrebbero essere un'ulteriore dimostrazioni, non certo per il contenuto dei comandamenti, che come abbiamo visto nell'articolo "I DIECI COMANDAMENTI E IL TRIBUNALE DI OSIRIDE" sono indubitabilmente un'eredità della civiltà egizia, ma perché la situazione ripropone un sistema già collaudato nei secoli precedenti, ovvero presentare un leader che fa da mediatore tra dio e il popolo, portando regole morali di origine divina per ordinare la convivenza sociale.
A questo riguardo sulla stele del codice di Hammurabi oltre il corpus legale è stato inserito anche un prologo nel quale viene esaltata la potenza degli dei che hanno chiamato il sovrano della regalità affinché affermasse la giustizia divina e proteggesse i deboli.
--> E' disponibile a questo LINK la traduzione completa del prologo e di tutte le 282 leggi del codice con le relative pene <--
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Il testo abbraccia moltissime situazioni possibili dell'umano convivere del tempo, dai rapporti familiari a quelli commerciali ed economici, dall'edilizia alle regole per l'amministrazione della repubblica e della giustizia. Questa stele è stata di grandissimo aiuto per gli storici, dato che ha consentito di ricostruire molti aspetti della società babilonese e della vita quotidiana. L'importanza del codice di Hammurabi risiede nel fatto che si tratta di una delle prime raccolte organiche di leggi pubblicamente consultabile, esplicitando il concetto giuridico della conoscibilità della legge, anche se è vero che la stragrande maggiorana della popolazione non sapeva leggere, dunque doveva essere istruita in merito.
Busto di Hammurabi (fonte foto link)
Il codice fa un larghissimo uso della "Legge del taglione", ben nota nel mondo giudaico-cristiano per essere anche alla base della legge del profeta biblico Mosè e probabilmente non è un caso visto quanto descritto in precedenza. La pena per i vari reati è infatti spesso identica al torto o al danno provocato: occhio per occhio, dente per dente. Ad esempio la pena per l'omicidio è la morte: se la vittima però è il figlio di un altro uomo, all'omicida verrà ucciso il figlio; se la vittima è uno schiavo, l'omicida pagherà un'ammenda, commisurata al "prezzo" dello schiavo ucciso. L'impostazione basata sulla legge del taglione modifica il pensiero giuridico dominante nel periodo precedente, attestato dal Codice di Ur-Namma, che prevedeva per alcuni reati semplici sanzioni pecuniarie invece di quelle corporali. È possibile che questo cambiamento sia da attribuire alla diversa composizione della popolazione sud mesopotamica del periodo: nel XXI secolo a.C., data a cui risale il codice di Ur-Namma, i sovrani erano ancora di origine sumerica e la popolazione accadica era solo una parte del totale. Nel XVIII secolo a.C inece. gli Accadi, semiti, erano ormai la maggioranza e le stesse leggi vennero scritte in akkadico anziché in sumerico.
Il codice suddivide la popolazione in tre classi:
  • awīlum, il cittadino a pieno titolo, spesso nobili
  • muškēnum, il cittadino libero ma non possidente, povero o mendicante
  • wardum, lo schiavo, che poteva essere acquistato e venduto



Analizzando bene il testo ci si accorge che le varie classi hanno diritti e doveri diversi, e diverse pene che possono essere corporali o pecuniarie, queste ultime sono commisurate alle possibilità economiche del reo, nonché allo status sociale della vittima. Il concetto di uguaglianza ha valore soltanto rimanendo confinati all'interno di una determinata classe sociale, ma perde valore se si prende in considerazione la globalità delle classi. In fin dei conti anche al giorno d'oggi la legge non è uguale per tutti, perlomeno nell'antico regno di babilonia non si faceva finta che non fosse cosi'. 
Non viene riconosciuto nel Codice il diritto di responsabilità personale, ossia la pena non è differente a seconda che il danno commesso sia involontario o doloso. Un esempio classico è l'architetto che progetta una casa; se essa crolla e uccide coloro che vi abitano, la colpa è di chi l'ha progettato, e la pena è come se egli avesse ucciso di persona le vittime.


Manuel di Civiltà antiche e antichi misteri

A proposito della natura degli ordinamenti leggi anche l'articolo "MITOLOGIA INCA, IL DIO VISIBILE E QUELLO INVISIBILE" e scopri una curiosa analogia tra la cultura inca e quella mesopotamica.


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fonti: